“Non puoi reagire in modo così esagerato!”, “Potresti anche aver ragione, ma aggredendo gli altri non arriverai mai al tuo obiettivo”. Frasi del genere sono molto comuni in famiglia, tra gli amici o sul lavoro.

Negli ultimi anni il tema della gestione delle emozioni è diventato un punto di attenzione che ha portato al boom di iniziative e richieste di formazione delle persone sull’Intelligenza Emotiva. Ma di che si tratta?

Introdotta per la prima volta in letteratura scientifica da Mayer e Salovey nel 1997, l’Intelligenza Emotiva è stata definita come “un set di abilità cognitive di processamento delle informazioni emotive”. In poche parole, essere emotivamente intelligente vuol dire saper riconoscere le proprie emozioni, usarle come informazioni per prendere delle scelte e agire in modo efficace per sé e per gli altri.

Perché diventare più emotivamente intelligenti?

Molti sono convinti che le emozioni c’entrino poco con le proprie scelte. Si sa che mangiare cibo spazzatura fa male alla salute… però come si può dir di no a un’abbondante porzione di patatine fritte accompagnate da una bibita ghiacciata? Si sa anche che muoversi a piedi o in bicicletta aiuta l’organismo a star bene e riduce lo smog… ma è così comodo spostarsi in auto o col motorino! E poi, si sa già che urlare a un proprio collega non serve a nulla se non a incrinare i rapporti… però quanto ci si sente leggeri dopo lo sfogo? Almeno fino a quando non si inizia a pensare a come poter riparare la situazione.

Insomma, siamo molto meno razionali di quanto crediamo. Imparare a riconoscere e a gestire le nostre emozioni ci aiuta ad avere una maggiore consapevolezza di noi stessi e, quindi, a saper agire sul mondo circostante, limitando gli impatti negativi e sfruttando al meglio ciò che può giovare.

Come iniziare?

Il primo passo è quello di capire da quale livello partiamo per comprendere su cosa lavorare. Concretamente, ciò significa innanzitutto misurare l’Emotional Quotient (EQ).

Data l’ampia risonanza che il tema dell’Intelligenza Emotiva ha recentemente riscosso su scala mondiale, nel corso degli anni sono stati validati numerosi questionari per rilevarla. Se la rilevazione del quoziente emotivo è inserita in un assessment center, poi, l’assessor avrà anche modo di integrare le informazioni rilevate dal test con quelle derivanti da altre metodologie, come ad esempio l’osservazione delle prove di gruppo e il colloquio individuale. In questo modo potrà restituire un profilo maggiormente dettagliato e completo.

Ottenuto il mio profilo: cosa fare?

Ottenuto il report sulla propria Intelligenza Emotiva e interpretato con il supporto di un esperto, ora so su cosa lavorare… ma come? Le strade sono davvero svariate: leggere il libro giusto o intraprendere un percorso strutturato sono solo alcune delle opzioni disponibili. Ad esempio, i percorsi di formazione e – ancora più – quelli di coaching, sono tra gli interventi più efficaci nell’intento di accompagnare all’introduzione dell’Intelligenza Emotiva, e forniscono dei primi strumenti utili alla messa in pratica di questa competenza. Inoltre, essi aiutano suggerendo degli esercizi che possano supportare nello scopo di svilupparla.

Infatti, essendo l’Intelligenza Emotiva una competenza, svilupparla per metterla in pratica richiede un impegno assiduo e un monitoraggio continuo.

Solo in questo modo si raggiungerà l’obiettivo finale: utilizzare l’Intelligenza Emotiva costantemente e inconsapevolmente in tutti gli ambiti della nostra vita.

Se vuoi sapere di più su cos’è l’Intelligenza Emotiva e su come svilupparla, contattaci! Avrai a disposizione i nostri professionisti certificati SixSeconds.

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